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Investire in yen e corone scandinave: previste buone performance

Giornate di stabilità dell’euro, che non si schioda da area 1,22/1,24 per il cambio con il dollaro. La valuta made in USA non sembra avere avuto ripercussioni dallo shutdown. Da sabato 20 gennaio scorso, infatti, il Senato ha bacchettato duramente il presidente Trump, respingendo la legge sul bilancio di governo; la conseguenza è stata la chiusura delle attività amministrative federali.

Secondo Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners: “La chiusura di Wall Street fornisce una buona indicazione dell’indifferenza dei mercati per il caos politico a Washington sullo shutdown”, e continua prevedendo che “La resilience del biglietto verde può significare anche che nel breve il downside è limitato“.

Insomma poca convenienza nel trading sulla classica coppia EUR/USD, come conferma anche Ugo Lancioni, membro del comitato e head of global currency di Neuberger Berman. Lancioni sostiene infatti che sarebbe “meglio puntare sugli attori non protagonisti”.

Ecco allora che yen, uno dei beni rifugio per eccellenza, e le valute scandinave possono rivelarsi inaspettatamente redditizie per gli investimenti, mostrando performance ben superiori a quelle di euro e dollaro. Le due valute potrebbero, per tutto il 2018, non subire correzioni significative.

Valute scandinave e giapponesi: perché investire

Lancioni sostiene che le prime banche centrali a normalizzare le policy monetarie saranno proprio quelle della penisola Scandinava. In particolare la corona svedese potrebbe essere protagonista affatto marginale di un notevole apprezzamento, seguita dalla corona norvegese. Il punto di forza delle due valute sta a monte, nelle politiche economiche dei rispettivi Paesi. Se i settori dell’energia, cui la Scandinavia deve gran parte della sua ricchezza, continueranno il rally rialzista, è facile prevedere una crescita di queste monete.

Dal canto suo la Banca del Giappone ha operato importanti tagli sugli acquisti obbligazionari; “ulteriori assestamenti alla sua politica di controllo della curva dei rendimenti potrebbero produrre effetti positivi sulla valuta”.

Infine, volgiamo lo sguardo verso la Svizzera. Abbiamo visto proprio ieri le previsioni sul franco svizzero, che potrebbe vedere un notevole deprezzamento sul lungo termine. Lo stesso Lancioni avverte che “il franco svizzero, con i suoi rendimenti negativi, rimane secondo noi poco conveniente, nonostante la flessione già significativa prodotta dalla liquidazione di vecchie posizioni in questo bene rifugio”.