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Ribasso lira turca e peso argentino: pressioni sui mercati emergenti

I mercati emergenti sono nuovamente crollati. Dopo il rimbalzo della lira turca che aveva fatto sperare in una ripresa, la stessa valuta, seguita da peso argentino e rupia indonesiana sono cadute. Il sentimento negativo potrebbe pesare anche su altre monete asiatiche, anche se dovrebbero, secondo gli analisti, resistere all’impatto.

Il peso ha perso quasi il 12%; l’Argentina si trova infatti in una delicatissima quanto precaria crisi economica, e la banca centrale ha aumentato i tassi al 60%, nel tentativo di sostenere la valuta. Da inizio anno il peso ha perso il 2,94%. La mossa però potrebbe rivelarsi un coltello a doppia lama. Il rialzo dei tassi potrebbe peggiorare a lungo andare la recessione, e se aggiungiamo anche il deficit di bilancio, è a rischio la stabilità del Governo.

La rupia indiana è tornata ai minimi storici nel cross con il dollaro statunitense, registrando un -11%. A seguire anche la rupia indonesiana, che non si attestava su questi livelli dal 2015.

Gli analisti di DBS hanno divulgato una nota ai clienti proprio stamattina. Si legge “I mercati emergenti rimarranno sotto pressione per il peso argentino e la crisi della lira turca“. 

Valute emergenti asiatiche: come si muoveranno?

Come abbiamo accennato, secondo gli analisti potrebbe verificarsi un ribasso delle valute asiatiche più deboli (rupia indiana, rupia indonesiana e peso filippino); non dovrebbero comunque essere raggiunti i livelli di crisi delle monete sopra citate.

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Gli esperti di DBS hanno infatti rilevato che “l’Asia emergente è stata resiliente“. Nonostante i deprezzamenti, e potrebbero verificarsene altri, si tratta comunque di perdite più modeste. Insomma, i mercati emergenti stanno attraversando un periodo nero ma non dobbiamo generalizzare.

Queste tre valute hanno del resto avuto un potentissimo nemico negli ultimi sei mesi. Il dollaro statunitense, dopo una finale di 2017 all’insegna della debolezza, ha iniziato a collezionare punti positivi. Non si dimentichino le tensioni commerciali con gli USA, che minacciano di sfociare in una vera e propria guerra che mette sul chi va là gli investitori. Conseguenza di ciò potrebbe essere un deflusso dei capitali con conseguente instabilità finanziaria.

Naturalmente queste prospettive vanno declinate in maniera proporzionale alla situazione economica di ogni Paese; è chiaro che le più colpite saranno le valute di Stati con elevato livello di indebitamento.