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Bitcoin valuta rifugio: crisi lira turca fa apprezzare le crypto

Dopo il rally del 2017, Bitcoin ha visto quest’anno un’inedita volatilità; pochi giorni fa ha toccato il minimo sotto i 6.000$, perdendo cioè due terzi del suo valore massimo di 20.000$. Calo non da poco, che però può essere sfruttato da chi volesse fare trading tramite i CFD e speculare sulle oscillazioni di prezzo.

Più nel dettaglio, si stanno incrociando le strade della valute FIAT e di quelle digitali. Stiamo infatti assistendo ad un momento in cui la lira turca, e altre monete di Paesi emergenti, sono crollate. La forte pressione sembra inarrestabile, e le banche centrali paiono immobili nel non riuscire ad arginare l’inflazione alle stelle. In questo scenario, gli investitori di questi Stati stanno puntando i propri risparmi proprio su Bitcoin e altre crypto.

Secondo un sondaggio di ING International, a marzo 2018  il 18% dei turchi ha investito su BTC e sorelle; percentuale che è il doppio rispetto agli investimenti medi dell’Eurozona. A fronte del deprezzamento della lira, questi numeri sono di certo cresciuti, e verosimilmente continueranno a farlo.

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Gli intervistati si sono definiti preoccupati sì per i rischi legati al mondo delle monete virtuali, eppure in misura inferiore rispetto alle valute a corso legale. Un ulteriore rafforzamento dei token potrebbe condurre Bitcoin a divenire un bene rifugio alternativo all’oro. Si consideri infatti che il metallo giallo sta mostrando performance deludenti, quasi non fosse più in grado di proteggere dal default.

Krugman: il Bitcoin ha più futuro dell’oro

A sostenere questa tesi è Paul Krugman. Il premio Nobel per l’economia non è certo un fan delle cryptovalute; più volte le ha definite “tecnologie all’avanguardia” che però potrebbero riportare  “il sistema monetario a 300 anni fa”.

Eppure, ancor più insidioso appare l’oro. “L’oro è morto (…) il Bitcoin ha più utilità dell’oro. C’è qualche possibilità per il Bitcoin di avere un valore nel futuro”, ha dichiarato Krugman.

Le criptovalute potrebbero rendersi utili se, prosegue, “i costi di transazione venissero ridotti ad un ammontare ragionevole”.

Passo indietro? Parzialmente. Il premio Nobel allerta comunque sul pericolo che le valute digitali possano essere utilizzate dai narcotrafficanti in luogo di più rintracciabili banconote. Senza contare che la strada per l’accettazione dei Bitcoin come mezzo di pagamento è ancora molto lunga.