Edizione di mercoledì 14 novembre 2018 | Home - Redazione - Note legali - Disclaimer - Cookie Policy e Privacy Policy - Contatti - Pubblicità su tradinglabs.it

Criptovalute in flessione ma Google investe

La giornata di ieri ha visto una correzione in ribasso delle tre criptovalute più famose: Bitcoin perde il 6%, Ethereum l’8% e Ripple addirittura il 12%. Le valute virtuali sono però riuscite a risalire, per quanto modestamente, e recuperare qualche decimo percentuale rispetto ai minimi toccati nel corso della sessione. Questa grande volatilità riguarda anche altre criptovalute: Bitcoincash, Dash, NEM, Litecoin hanno vissuto ore di debolezza dopo che, nelle scorse settimane, avevano raggiunto record storici.

A pesare su questo andamento negativo è stato il rapporto della Commodity Futures Trading Commission degli USA, pubblicato martedì, che ha attirato a il potere relativo alla giurisdizione sui derivati in digital cash: Bitcoin e sorelle sono, appunto commodity, o meglio lo diventano se il loro utilizzo riguarda contratti derivati o se sono mezzo di abusi e manipolazioni per commerci internazionali.

La flessione, pur consistente, non spaventa né gli analisti né gli investitori. Il CEO di Citizen Hex, Benjamin Roberts ha dichiarato infatti che “stiamo vedendo un certo profitto“, e aggiunge “questi mercati sono rischiosi e molte persone cercano di ridurre il proprio rischio scambiando intorno alla volatilità”. Si tratterebbe quindi solo di un fisiologico momento di profit taking, che non dovrebbe lasciare sorpresi dopo l’incredibile rally delle cryptocyrrency negli ultimi mesi, in special modo a settembre. Queste oscillazioni sono quindi una buona opportunità per  chi ha deciso di fare trading su Bitcoin.

Anche le più grandi società del mondo sembrano avere fiducia nelle criptovalute, che in effetti hanno mostrato sino ad ora ampi margini di resilienza.

Stando al report pubblicato dalla CB Insights, Google e Goldman Sachs, due tra i giganti di Wall Street, stanno infatti mettendo in atto grossi investimenti nello sviluppo della blockchain, facendo così salire il numero di corporate coinvolte in queste tecnologia a ben 91 soggetti.

La blockchain, pur avendo potenzialmente moltissimi impieghi, si presta particolarmente alle operazioni di movimenti di denaro. Ecco perché il settore finanziario della “catena di blocchi” sta ricevendo persino l’attenzione delle banche: dieci dei maggiori istituti di credito degli USA hanno fatto investimenti nel settore, per un ammontare di circa 267 milioni di dollari distribuiti in sei società.