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Mercato immobiliare e criptovalute: a Roma si potrà acquistare casa in bitcoin

Il Gruppo Barletta, attivo da oltre sessant’anni nel campo dell’edilizia romana, laziale e del centro Italia in generale, permetterà a breve di acquistare una casa in bitcoin.

Dell’operazione si dovrebbe occupare una sua succursale, la Barletta Costruzione, che a Roma, nel quartiere di San Lorenzo sta costruendo un complesso di 123 nuclei abitativi smart ed eco-friendly che apparentemente potranno essere acquistati pagando in criptovalute. In questo modo la società si qualifica come la prima al mondo a permettere l’acquisto di un’immobile tramite valuta virtuale.

Lo slogan dell’azienda lascia poco spazio all’interpretazione, e recita: “Acquista in bitcoin e risparmia migliaia di euro sull’acquisto della prima casa”.

Infatti, non solo sarà possibile acquistare ma anche risparmiare una parte del prezzo d’acquisto se si paga in criptovalute poiché in questo caso l’agenzia garantirà degli sconti sulle spese di commissione e dei costi notarili. Spese che in genere non sono inferiori ai 15.000€, ma che possono arrivare a toccare anche i 45.000 a seconda del costo dell’immobile. “Siamo la prima società immobiliare al mondo – confessano raggianti i vertici di Barletta Costruzione – che vende in bitcoin e abbiamo deciso di farlo per tre ragioni: crediamo nei bitcoin; possiamo perché l’Agenzia delle Entrate italiana è una delle poche in Europa a riconoscere la criptovaluta; ci sono centinaia di giovani possessori di bitcoin, milionari, che potrebbero decidere di investirne una piccola parte in una casa.

La conversione dall’Euro. Possibili grane notarili?

Va tuttavia detto che nonostante gli entusiasmi iniziali non si sa ancora molto su come sarà effettivamente possibile acquistare casa con in bitcoin. Sicuro è che la moneta sarà l’euro, poi convertita in bitcoin a seconda del tasso di cambio ad una data che le due parti concorderanno.

C’è poi il problema dell’antiriciclaggio, che bisogna ancora capire come affrontare. Esistono infatti dei precedenti in cui notai si sono espressi a sfavore dell’utilizzo di criptovalute per transazioni superiori ad un certo importo, poiché sebbene queste siano assolutamente “tracciabili in senso informatico”, non permettono l’esatta “identificazione” di chi effettua la transazione.