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Monero, cos’è e come funziona

Monero (“moneta” in esperanto) nasce nel 2014, e in meno di quattro anni ha visto un’enorme crescita in termini di capitalizzazione di mercato e volume di transazioni; oggi un XMR vale circa 464$.

Uno dei motivi per cui Monero è particolarmente apprezzata riguarda la privacy che offre. La valuta è stata infatti ottimizzata proprio sul piano dell’anonimato grazie all’introduzione della firma ad anelli, della RingCT e di indirizzi stealth; si tratta di una struttura in grado di nascondere l’indirizzo di invio, quello di ricezione e l’importo della transazione agli utenti che non hanno partecipato all’operazione.

Monero utilizza il Proof of Work, un algoritmo che consente all’utente di praticare il mining anche da computer casalinghi. Al contrario di Bitcoin, che per essere minato necessita ormai di mining pool, e i guadagni sono così in mano ad un’élite di persone, Monero è, per così dire, anti-monopolio.

 

Specialmente in quest’ultimo periodo, in cui Bitcoin sta subendo una battuta d’arresto, gli investitori stanno allargando l’orizzonte di interesse per rivolgersi ad altre criptovalute. Ethereum soprattutto, nei giorni scorsi, ha segnato record su record, ma abbiamo visto anche la nuova Cardano e le ottime previsioni Litecoin.

Monero, la criptovaluta che piace alla Corea del Nord

Monero in particolare sembra aver destato l’interesse della Corea del Nord. Non solo interesse, ma un vero e proprio tentativo, per  altro andato a buon fine, di frode. Secondo i ricercato di cybersecurity di AlienVault, sarebbero stati infettati non pochi computer dedicati al mining di Monero tramite un malware. I fondi così prelevati sarebbero stati inviati all’Università Kim II Sung di Pyongyang.

Ma perché proprio Monero? Anzitutto per l’anonimato, di cui abbiamo parlato prima. Offuscamento dei dati garantito dagli stessi sviluppatori, che sul sito della criptovaluta dichiarano che questa è “al riparo dai controlli” e dalle leggi che arginano le transazioni in valuta tradizionale. E si consideri anche la velocità, fiore all’occhiello di Monero. Basti pensare che una transazione in Bitcoin occupa circa un’ora  e mezza, mentre spostare XRP richiede una ventina di minuti.

Si capisce, del resto, come un Paese con un’economia stagnante e colpito da pesanti sanzioni internazionali possa trovare vantaggi in questa porzione di finanza non regolamentata.