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Verso la regolamentazione delle crypto: il caso della Spagna

Con tutto il brusìo sul lungo parto dell’esecutivo in Italia, siamo forse stati un po’ disattenti a ciò che stava accadendo nel mondo. Non si è infatti parlato del fatto che Spagna stesse aprendo le sue porte alla blockchain.

Il 1 ° giugno, il Congresso spagnolo ha lanciato il suo progetto di legge per la regolamentazione delle criptovalute nel Paese, con il dichiarato fine di incoraggiare le start-up fintech.

Rodrigo Garcia de la Cruz, presidente dell’Associazione spagnola Fintech e Insurtech, ha preso come modello il Regno Unito (trovi qui un’approfondita analisi sulla Brexit). Garcia ha dichiarato che quella inglese “è un’esperienza che sta dando risultati molto positivi e che ha portato molti paesi a studiarne l’attuazione. Se ci sbrighiamo qui in Spagna, potremmo diventare un polo di attrazione per l’innovazione finanziaria “.

Ma cosa succederà ora che il Primo Ministro Mariano Rajoy è stato sfiduciato e sostituito da Pedro Sánchez?

Questi inattesi risvolti politici potrebbero ritardare l’attuazione della legge. Se la Spagna andrà il voto, verosimilmente dovremo attendere oltre sei mesi per vedere nel concreto la legislazione pro-crypto.

Le crypto saranno regolamentate in tutta l’Eurozona?

La Spagna potrebbe avere un ruolo centrale nell’accettazione delle cryptovalute da parte di tutta la Zona Euro. Anzi, dei passi sono già stati fatti. La scorsa settimana la città di Barcellona ha annunciato il lancio di uno spazio blockchain per promuovere l’ecosistema digitale locale, e ad aprile il Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA) ha concesso un prestito usando la catena di blocchi, primo esempio a livello mondiale.

Naturalmente la Spagna deve rendere conto agli organismi internazionali e sovranazionali. Per questa ragione il progetto include la collaborazione con la Commissione nazionale per il mercato dei valori mobiliari (CNMV) e la Banca di Spagna per coordinare una posizione normativa comune in materia di cripto nel più ampio contesto europeo.

D’altro canto l’UE sembra essere molto più frenata. Lo scorso 14 maggio è stata infatti approvata l’AML, una nuova legislazione anti-riciclaggio che prende di mira proprio l’anonimato che caratterizza gli scambi in valute digitali. Con tutta probabilità, tra le altre norme, ci sarà l’obbligo di verifica completa del cliente.

Per quanto concerne il Bel Paese, anche la Banca d’Italia ha mostrato interesse verso le applicazioni della blockchain, seppur con riserve per l’impiego strettamente finanziario.