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Rogoroff: “Bitcoin subirà un collasso”

L’economista di Harvard Kenneth Rogoff non è nuovo nel far previsioni apocalittiche sul destino delle criptomonete, in particolare di Bitcoin: già nel 2013, infatti, parlava di crollo e di un futuro dai giorni contati.

In realtà Bitcoin ha visto, specialmente negli ultimi due anni tutt’altro che segnali scoraggianti; la pioniera delle monete digitali ha aumentato il suo prezzo del 600% negli ultimi 12 mesi, e del 1.600% dal 2016.

Da qui in avanti dipenderà tutto dalla reazione delle istituzioni governative: la tendenza globale sarà quella di reagire come la Cina, di cui abbiamo analizzato il blocco dell’ICO più volte, o piuttosto come il Giappone, che si sta addirittura muovendo per coniare la sua J Coin?

Secondo Rogoff, sarebbe auspicabile  che i governi potessero consentire piccole transazioni anonime utilizzando la tecnologia blockchain e le cryptocurrency. Differente è invece pensare, come molti sostenitori di Bitcoin affermano, che gli istituti di credito possano consentire a questi capitali virtuali di prendere il posto di quelli reali. Estendere alla massa pagamenti di questo genere e renderli il canone operativo significa, stando alle parole del luminare dell’economia, favorire attività criminali, abusi e riciclaggio di denaro; diventerebbe complicato persino l’ordinario iter di prelievo fiscale da parte delle autorità preposte.

“La mia migliore ipotesi al momento è che nel lungo periodo la tecnologia sottostante crescerà, ma le quotazioni subiranno un collasso”, continua Rogoff, perché i tentativi governativi di regolamentare le criptovalute potrebbero schiacciare questo asset. Del resto l’interesse speculativo verso Bitcoin e Altcoin in generale crollerebbe se fossero spogliati di una delle loro caratteristiche più importanti: l’anonimato.

“La lunga storia della moneta ci dice che quello che il settore privato innovava, lo Stato a sua volta regola e approva”, chiosa l’economista. La storia, spiega, dimostra chiaramente che se il settore privato riesce ad offrire innovazioni, lo Stato ne fa poi le regole. Nessuno vieterebbe, quindi, alle banche centrali di creare proprie valute digitali, e utilizzare le su citate regole statali per implementare le loro a danno delle altre. In uno scenario del genere Bitcoin perderebbe appeal, e pur non avendo di certo una sfera per vedere il futuro, non è da escludersi un collasso per queste ragioni.