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Truffa Confido, ICO da 375.000$ sparita

Confido sarebbe dovuta essere una fantomatica nuova criptovaluta in grado di “rivoluzionare i tradizionali servizi di deposito e trasferimento dei denaro”, una piattaforma per smart contract con la funzione di deposito di garanzia per le operazioni di compravendita.

La start-up ha proposto il progetto della nuova cryptocurrency, e ha dato avvio all’Initial Coin Offering (ICO), riuscendo a raccogliere poco meno di 375.000$. Ad un certo punto però, con l’ICO ancora in attivo, il sito web della società è stato oscurato, e sono stati chiusi anche gli account presenti sui social media e social network. Una cripto-truffa in piena regola.

Sul sito di Confido veniva indicato come CEO un certo Joos van Doorn; lo stesso ha divulgato un comunicato post furto, in cui si scusava e spiegava di avere avuto problemi legali a causa della firma di un contratto

TokenLot, la piattaforma su cui si stava svolgendo l’ICO, ha comunicato di aver fornito i dettagli della vicenda all’FBI, ma vista la pressoché inesistente legislazione in materia di criptovalute è da scartare l’ipotesi di un rimborso agli investitori.

Criptovalute: serve una regolamentazione?

TokenLot denuncia lo scam, cioè la truffa informatica, in modo che si possa risalire all’identità dei colpevoli. Confido aveva infatti fornito tutti i dati necessari per l’identificazione, e appariva dunque in regola. Un’informazione importante è quella di alcuni token ether raccolti tramite l’ICO inviati ad un digital wallet sulla piattaforma Bittrex. Ora, Bittrex può rilasciare informazioni solo a patto di formale richiesta delle autorità. Ed ecco che qui interviene l’FBI.

Uno dei temi più dibattuti è proprio l’assenza di una precisa normativa che regoli le transazioni. È questa una delle principali ragioni per cui le banche centrali sono alla ricerca di regole: enormi potenzialità ma anche enormi rischi. Decentramento e assenza di leggi possono condurre facilmente a gravi truffe, motivo per cui, ricordiamo, vige ancora il blocco ICO in Cina.

Comincia però timidamente a manifestarsi qualche eccezione in questo anarchico mondo: ad esempio AML Bitcoin, la criptovaluta anti-riciclaggio in prova al porto di San Francisco, o la decisione di Abu Dhabi di  catalogare le monete digitali come materie prime, di cui seguiranno le leggi.