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BCE promuove le banche dopo lo stress test

La Banca Centrale Europea ha analizzato i bilanci del 2016 relativi alle banche, e ne ha evinto che: “il rischio è ben gestito nella maggior parte delle banche europee”.

Lo stress test altro non è che una proiezione ipotetica di quale impatto subirebbero le banche se ci fosse un aumento dei tassi d’interesse; più che di ipotesi sarebbe il caso di parlare di possibilità, dal momento che lo scenario del prossimo triennio si profila di questa risma, anche se in questo arco di tempo la politica monetaria dovrebbe normalizzarsi e stabilizzarsi.

La simulazione degli effetti condotta dall’Eurotower ha evidenziato che, dichiara Francoforte: “Tassi di interesse più elevati porterebbero un aumento del margine di interesse nei prossimi tre anni per la maggior parte delle banche” e prosegue, “ma ridurrebbero il valore in termini di capitale”.

La BCE spiega le sue osservazioni con un semplice esempio: poniamo il caso che i tassi di interesse aumentino di 200 punti base. La conseguenza di ciò sarebbe un correlato aumento dei margini netti d’interesse del 4,1% entro fine anno e del 10,5% nell’arco dei prossimi due anni. Il valore del capitale, invece, diminuirebbe sull’aggregato di 2,7%. Se invece i tassi di interesse rimanessero invariati dai livelli che si erano stabiliti a fine 2016, e contemporaneamente si fermasse anche la crescita del credito, i margini di interesse netti avrebbero una decrescita del 7,5%. Dati che riguardano tutto il complesso di banche esaminate, mentre non sono state diffuse le prestazioni dei singoli istituti bancari.

Il comunicato stampa diffuso da Francoforte sembra insomma rincuorare sul futuro prossimo degli istituti di credito dell’Eurozona, in grado quindi di fronteggiare un eventuale shock dei tassi d’interesse. La nota della Banca Centrale Europea sembra però agrodolce sul finale.

Secondo Korbinian Ibel, direttore generale della supervisione macro-prudenziale presso la divisione di Supervisione bancaria della BCE, ha dichiarato che dai test è risultato che il 45% delle 111 banche principali d’Europa potrebbe vedersi costretto a conservare più ingenti riserve di capitale.

Uno scenario di questo genere, secondo Ibel, potrebbe portare singole banche a chiedere un aumento di capitale per fare fronte ai rischi, ma si tratterebbe appunto di casi e non di un effetto globale.