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Competitività: Italia al 43° posto

Nei giorni scorsi è stata diramata la classifica dei paesi più competitivi, incolonnati in una lista curata dal World Economic Forum e nota come Global Competitiveness Index.

Prima la Svizzera, Italia mai così in alto

Su 137 paesi presi in analisi, l’Italia non occupa una posizione di prestigio. Il Belpaese si attesta infatti al 43° posto, ma si tratta di un dato in realtà più che positivo: guadagniamo una posizione rispetto all’anno scorso e non siamo mai stati così in alto in classifica. Ciò non toglie che siamo lontanissimi dagli altri membri del G7. Il più vicino a noi, la Cina, è in 28esima posizione. Il punto debole dell’Italia secondo il WEF rimane quello del mercato finanziario, mentre fanno da traino i settori dell’educazione e quello dei beni a vario titolo.

Fari della competitività italiana sono poi la sofisticatezza di infrastrutture e imprese, sotto-categoria nella quale occupiamo un buon 25esimo posto. Malissimo invece il mercato del lavoro (116esima posizione), nota dolente assieme ai già citati mercati finanziari (126).

In prima posizione si attesta stabilmente la Svizzera, seguita in ordine da Stati Uniti, Singapore, Olanda e Germania e Hong Kong.

Davanti all’Italia si posizionano tanti paesi risaputamente competitivi come Regno Unito, le nazioni del Nord Europa, Francia, Germania e tutti gli stati angofoni, ma anche realtà insospettabili come l’Estonia (29), la Repubblica Ceca (31), il Cile (33), l’Azerbaijan (35) e il Portogallo (42). Siamo di poco sopra a Bahrain (44) e Isole Mauritius (45), mentre anche alcune realtà che i meno smaliziati sarebbero indotti a considerare “terzo mondo” ci seguono di poco più che di dieci posizioni. Si prenda ad esempio il Viet Nam (55) e il Ruanda (58).

Il rischio di shock non è ancora vivo

Dando una lettura ai dati elaborati, il WEF traccia un quadro lievemente positivo, sebbene non rassicurante. Nonostante una lenta ripresa economica a livello globale, si legge in una nota, “le economie sono ancora a rischio di un ulteriore shock, in particolare nelle banche […] e sono impreparate per la prossima ondata di innovazione e automazione”.

Una preoccupazione resa comprensibile dall’aumento della competitività fra le banche, che contrasta con un indebolimento in termini di solidità.