Edizione di mercoledì 14 novembre 2018 | Home - Redazione - Note legali - Disclaimer - Cookie Policy e Privacy Policy - Contatti - Pubblicità su tradinglabs.it

Bce e operazione tapering: gli effetti sui mercati

Nella giornata di giovedì 26 ottobre è atteso un meeting della Bce in merito all’operazione di tapering; si tratta di un processo per cui verrà ridotto il piano di acquisti dei titoli di stato, cioè il QE (Quantitative Easing) ormai avviato da tre anni.

Dai rumors trapelati la scorsa settimana abbiamo già un quadro delle linee generali della manovra. I funzionari della Bce sarebbero intenzionati a procedere verso un decremento degli acquisti mensili di bond per “almeno la metà a partire da gennaio e di mantenere il piano attivo per altri nove mesi”. Attualmente la spesa mensile investita in questi asset è di circa 60 milioni di euro.

Secondo un sondaggio pubblicato oggi da Bloomberg e condotto su un campione di 57 economisti, la proiezione comune è quella di un possibile prolungamento del piano in caso di necessità; sostengono inoltre che già a gennaio potrebbe essere annunciato un rialzo dei tassi di interesse, il primo dal lontano 2011. Ponendo comunque l’ipotesi che venga rispettato, val la pena ricordare che in quelli che saranno quattro anni di QE, la Bce avrà speso 2,5 trilioni di euro.

Gli economisti di Morgan Stanley ritengono che “in condizioni di mercato più normali, la durata diviene più importante del ritmo degli acquisti” e proseguono “pensiamo che less for longer sia il più probabile piano d’azione”. Meno acquisti ma per più tempo, insomma. In effetti il tasso di crescita dei Paesi dell’UE si è irrobustito, e gli indicatori economico, insieme a quelli di fiducia, sono a livelli alti.

Il tapering si farà, i dubbi sono sul come: la Bce sa bene che queste riduzioni rendono sensibili i mercati finanziari e li espone al rischio di uno shock. Per questo motivo è ragionevole pensare ad un tapering flessibile, che sia cioè programmato su alcuni fattori e condizionato da variabili analizzate di volta in volta. Variabili come l’evoluzione dell’economia europea, in particolare dell’inflazione, e lo stesso feedback delle piazze finanziare che vorrebbero essere rassicurate sul prosieguo dei QE, meritevoli di aver ridotto la volatilità del mercato e i rendimenti delle obbligazioni, aumentando invece i prezzi degli asset più rischiosi.