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Brexit, Theresa May esclude la possibilità di rimanere all’interno di una unione doganale

Il primo ministro britannico Theresa May ha escluso in maniera categorica la possibilità che il Regno Unito possa rimanere all’interno di qualsiasi forma di unione doganale dopo la Brexit. L’obiettivo è quello di porre fine alla crescente divisione del suo governo in merito proprio all’uscita della Gran Bretagna dall’UE.

Ieri mattina, infatti, Amber Rudd, il Segretario di Stato per gli affari interni del Regno Unito (carica più comunemente chiamata Home Secretary) ha detto all’emittente televisiva BBC che il primo ministro ha una “mente aperta” sulla questione. Tuttavia, questa affermazione è stata successivamente respinta dal ministro della giustizia Dominic Raab, che ha dichiarato a Sky News di non credere che alla fine il paese rimarrà in alcuna forma di unione doganale.

Addirittura alcune persone vicine a Boris Johnson, ex sindaco di Londra, hanno fatto nel corso del fine settimana appena finito che sono pronti a far “cadere” Theresa May (politicamente parlando) se avesse insistito per mantenere la Gran Bretagna in qualche forma di unione doganale.

Il Consiglio dei ministri è diviso tra coloro che vogliono avere la certezza che si continuerà a fare liberamente commercio da e per l’UE, e coloro che invece vogliono che la Gran Bretagna sia in grado di firmare rapidamente degli accordi di libero scambio con il resto dell’UE. L’appartenenza ad un’unione doganale limiterebbe, infatti, la possibilità di tali accordi.

Tuttavia, la scorsa settimana, delle analisi compiute proprio dal governo inglese hanno rivelato che lasciare il mercato unico e l’unione doganale danneggerebbe l’economia britannica in maniera superiore rispetto a qualsiasi vantaggio economico derivante da un accordo di libero scambio con altre parti del mondo.

Intanto, arriva oggi a Londra il capo negoziatore dell’UE, Michel Barnier, che si incontrerà con David Davis, segretario in Downing Street, e poi con il primo ministro. L’incontro arriva prima del riavvio dei negoziati, che dovrebbero ripartire questa settimana a Bruxelles. Il Regno Unito inizia la seconda fase del suo negoziato in cui cerca di concordare un periodo di transizione di due anni al termine del marco 2019 (data ufficiale di uscita dall’UE). I leader dell’UE la settimana scorsa hanno concordato che qualsiasi transizione deve essere rigorosamente limitata a 21 mesi.