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Economia Cina: previsioni in calo del 2%

Economia Cina: previsioni in calo del 2%

Mark Williams, economista capo dell’Asia Capital Economics, ad una conferenza tenutasi martedì scorso a Singapore, ha dichiarato che “il tempo della Cina in termini di sovraperformance sui mercati emergenti sta finendo”.

Un’affermazione del genere può comprensibilmente lasciare interdetti. Ci siamo infatti abituati a vedere la Cina protagonista delle economie emergenti, al punto da acquisire una solidità tale che alcuni non la includono più nel novero. Eppure la società francese Capital Economics sostiene che la crescita sia destinata ad un rallentamento; anzi, si parla addirittura di crollo del 2% durante il prossimo decennio.

La Cina è, ad oggi, la seconda economia più grande del mondo. Ciononostante i rischi a cui sta andando incontro potrebbero strapparla dal podio. Il cambiamento dei dati demografici, il decremento della forza lavoro, il debito pubblico e driver di produttività sempre più deboli sono solo alcune delle emergenze che la Repubblica Popolare è chiamata a risolvere.

La crescita economica del Paese appare in freno rispetto allo scorso 2018. Lo stesso Premier  Li Keqiang all’annuale Congresso nazionale del popolo ha reso noto che il target annuale non andrà oltre il 6/6,5%.

Crisi economica cinese? Probabili fattori di rischio

I problemi che abbiamo appena toccato meritano un approfondimento.

Julian Evans-Pritchard, economista senior della Cina di Capital Economics, ha rilevato che: “I politici hanno cercato di spostare i prestiti dalle aziende statali verso le loro controparti private più efficienti, ma finora i risultati sono stati deludenti”. In realtà anche le spese in conto capitale delle aziende statali sono aumentate negli ultimi anni, se però fino a questo momento il debito pubblico è stato sostenuto dalla forte espansione economica e commerciale, con una recessione ciò diventerà difficile.

Riguardo i dati demografici in calo, anch’essi potrebbero destare perplessità. Siamo portati a pensare alla Cina come ad un Paese molto popoloso, senza rapportare i numeri all’estensione territoriale. In realtà negli anni ’70 fu introdotto dal governo l’obbligo del figlio unico. Con il passare dei decenni è chiaro come questa politica infici la disponibilità di forza lavoro e di conseguenza un calo del PIL nell’arco di pochi anni.

In mancanza di lavoratori, inoltre, occorrerà implementare la tecnologia di fabbriche e aziende per sostenere l’export, elemento essenziale per le economie emergenti.