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Guerra commerciale Cina-USA: possibili vantaggi per il made in Italy

I venti di tensione tra la Cina e gli Stati Uniti soffiano con forza crescente. Il cosiddetto “conflitto dei dazi” tra le due superpotenze sta avendo pesanti ripercussioni su quasi tutti i mercati: da Wall Street sino alle Borse asiatiche, ripetuti crolli e debolezze stanno allarmando gli investitori.

Per riassumere in breve, la Cina ha risposto lunedì alla politica di Trump, incrementando dal 15% al 25% i dazi sui prodotti importati dagli USA. Questa manovra investe 128 merci e farà entrare nelle tasche di Pechino un controvalore di circa 3 miliardi di dollari.

Secondo svariate fonti, tra qualche giorno Trump potrebbe aumentare i dazi sui prodotti di punta cinesi: tecnologia, settore aerospaziale e delle telecomunicazioni.

Un periodo, questo, in cui sembra strisciare il protezionismo tanto in voga un secolo fa. Ricordiamo a questo proposito anche le dichiarazioni di Theresa May circa l’impossibilità che il Regno Unito rimanga all’interno dell’unione doganale UE dopo la Brexit.

Se però possiamo prendere qualcosa di positivo in questo clima di sofferenza, è bene dare uno sguardo all’interno dei nostri confini. Coldiretti afferma infatti che tra i due litiganti potrebbe beneficiarne l’Italia, soprattutto nel settore agro-alimentare.

Settore agroalimentare italiano: export in crescita

In effetti la censura cinese ha colpito in particolar modo beni alimentari, tra cui maiale e derivati. Da questa notizia, comunque preoccupante per il commercio mondiale, potrebbe avvantaggiare il Bel Paese, il cui export nel settore è cresciuto del 18% nel 2017. Vanno per la maggiore i formaggi, l’olio d’oliva, la pasta, insomma tutte le eccellenze gastronomiche nazionali.

 

Il salto di qualità dovrebbe però avvenire per il vino. L’Italia è infatti il quinto fornitore di vino della Cina, davanti proprio gli USA. Certo è che un eventuale stop definitivo ai prodotti statunitensi potrebbe far volare le importazioni della bevanda italiana. Va inoltre considerato, a vantaggio di questa ipotesi, che il Dragone Rosso è nella top 5 dei Paesi consumatori di vino, e che questi acquisti risultano in ascesa. Basti pensare che il nostro export di vino verso Pechino è cresciuto del 29% durante lo scorso anno.

Insomma, rimaniamo concentrati sulle performance delle Borse, ma non vediamo tutto nero: il Made in Italy potrebbe riservare felici sorprese per una buona fetta di mercato.