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Recessione: secondo Krugman possibile quest’anno o l’anno prossimo

Recessione: secondo Krugman possibile quest'anno o l'anno prossimo

Ci sono buone probabilità che l’economia mondiale torni in recessione nel 2019. Almeno stando a quanto afferma Paul Krugman. Una delle ragioni di innesco dovrebbe essere la guerra dei dazi fra Cina e Stati Uniti.

La maggior parte degli economisti concorda sul fatto che la crescita globale stia decelerando, sebbene i vertici politici sembrino ignorare questo importante dato.

Krugman, vincitore del premio Nobel per l’economia del 2008, ha recentemente detto la sua al World Government Summit di Dubai, tenuto domenica scorsa negli Emirati Arabi.

Secondo il celebre economista ci sarebbero “buone chance di tornare in recessione quest’anno o l’anno prossimo”. È c’è da fidarsi, poiché oltre ad aver vinto il più prestigioso premio consegnato ad uno scienziato nell’era moderna, Krugman è anche professore emerito alla Princeton University e studioso apprezzato per le sue capacità predittive basate su dati reali

Secondo Krugman, tuttavia, non si tratterà di qualcosa di colossale, bensì di una serie di processi che andranno accumulandosi fino a risultare globalmente in quella che tecnicamente può essere definita recessione.

Recessione: i tagli di Trump e le previsioni UE

Ha fatto presente, ad esempio, che motivo di preoccupazione in tal senso è il recente taglio delle tasse statunitensi disposto da Donald Trump, sebbene il “luogo che più di tutti sembra sull’orlo della recessione pare essere la zona Euro”.

Non deve sorprendere, allora, se la scorsa settimana la Commissione Europea ha fortemente ribassato le sue previsioni di crescita per gli anni 2019 e 2020. Secondo la commissione, l’Euro Zona crescerà di 1,3 punti percentuali quest’anno rispetto all’1,9 fatto registrare nel 2018. Più ottimistiche le previsioni per il 2020, anno in cui la crescita dovrebbe arrivare a 1,6 punti percentuali.

Le previsioni precedenti, invece, varate nel mese di novembre 2018, prevedevano una crescita dell’1,9 nel 2019 e dell’1,7 nel 2020. Il ridimensionamento è avvenuto quindi in soli due mesi, ed è stato pari allo 0,4% per l’anno in corso e allo 0,1% per il prossimo.