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Pil: il 12% è lavoro sommerso e illegale

L’economia sommersa e le attività illegali in Italia valgono 208 miliardi di euro; il valore aggiunto generato da tali dinamiche nascoste ammonta rispettivamente 190 e 17 miliardi: nel rapporto Istat sull’economia non osservata, tale percentuale sarebbe addirittura un segnale positivo, dal momento che nel triennio 2012-2015 si era superato il 13%. Si legge nel comunicato: “si riduce sia l’ammontare (circa 5 miliardi) sia l’incidenza sul complesso dell’attività economica (-0,5 punti percentuali).”, e prosegue “La dinamica dell’ultimo anno segna un’inversione di tendenza”.

Mancate dichiarazioni di reddito, lavoro in nero ma anche un’economia non osservata che si basa su prostituzione, vendita di stupefacenti e contrabbando di materie prime quali tabacco e sigarette.

Nel 2015, anno preso in esame dall’Istat, i lavoratori irregolari erano oltre 3 milioni di soggetti, di cui almeno 2 milioni dipendenti; questo segmento è riscontrabile soprattutto nei settori dei servizi alla persona e professionali, negli ambiti agricolo, delle costruzioni, del commercio e dei trasporti.

A scendere è soprattutto l’incidenza dei guadagni illeciti a danno del Fisco, cioè quelli provenienti da dichiarazioni su fatturato e utili inferiori in cui i dati comunicati all’Agenzia delle Entrate sono sensibilmente inferiori agli introiti effettivamente percepiti. Un ribasso sì, ma val la pena sottolineare come l’evasione fiscale sia ancora molto forte in Italia, tanto che costituisce il 44,9% di questa “economia del sottobosco”. L’Istat rileva inoltre come il sommerso sia più incidente nei mercati che vedono come target le famiglie rispetto a quanto non lo sia quando il mercato di riferimento è costituito da aziende e imprese.

Nell’ambito invece delle attività illegali troviamo un numero da capogiro: nel 2015 gli italiani hanno consumato servizi illegali per un ammontare di 19 miliardi di euro. Leggiamo nel rapporto che: “Tenendo in considerazione l’indotto (1,3 miliardi di euro), il peso di queste attività sul complesso del valore aggiunto si mantiene stabile all’1,2%”.

Un segmento pericolosamente trainante nel traffico di stupefacenti: il valore è di circa 11,8 miliardi di euro, cioè quasi il 75% dell’insieme totale realizzato da tali attività. I consumi delle famiglie in questo settore sono di 14,3 miliardi. La prostituzione invece concretizza valore aggiunto per 3,6 miliardi di euro, con consumi per circa 4 miliardi.