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Spread vola a 216, crollo di Piazza Affari per incertezze politiche

Continuano a susseguirsi giornate per per lo spread; oggi la differenza tra i rendimenti dei nostri Btp e i Bund tedeschi è arrivata a toccare il picco intraday di 216 punti, e la giornata si è chiusa con lo spread Btp/Bund a 204.

Il tasso pagato dal buono poliennale nostrano si è bloccato al 2,46%, decisamente in controtendenza rispetto alle obbligazioni statali degli altri Paesi UE. Un picco di questo genere non si registrava dal 2014.

E se il divario con la Germania sembra incolmabile, e forse poco preoccupa perché lo diamo per scontato, basti guardare al differenziale con la Spagna e il Portogallo; lo spread con questi due Stati si è ampliato rispettivamente a 104 e 53, dati decisamente allarmanti.

Notizie così alimentano la sempre più diffusa convinzione che sia preferibile uscire dal blocco euro. Abbiamo già parlato del fenomeno Italexit, ma al momento in Europa ci siamo e tocca fare i conti con il temutissimo spread.

Divari così ampi sono figli delle attuali incertezze sull’imminente esecutivo, in particolare sul nome di Paolo Savona, in corsa per il Ministero dell’Economia. Il Presidente Mattarella ha ricordato che sarà il Premier a formare la sua squadra, assestando un colpo di fioretto al duetto Lega-5 stelle. Colpo che oggi si è riverberato in Borsa.

Comparto bancario, è disfatta in Borsa

A fare le spese di questo teso momento politico è stata Piazza Affari. Il Ftse Mib ha perso circa l’1,5% nella giornata di oggi, ma registriamo un -4,3% da lunedì e oltre il -7% nelle ultime due settimane.

Come ci si aspetta quando lo spread è così alto, in primis sono crollate le banche, principali detentrici di titoli di Stato. Banco Bpm ha perso il 7,3%, Fineco il 4,3%, Mediobanca il 4%, ma a ruota sono state seguite anche da Intesa Sanpaolo e Unicredit, che lasciano per strada il 3%.

Per il destino degli istituti di credito sarà cruciale la politica fiscale dell’ormai imminente esecutivo in arrivo. Se dovesse essere attuata la flat tax come da programma del centro-destra, le banche potrebbero trovarsi in ulteriore difficoltà. Tale regime prevede infatti che non possano dedurre dalle tasse tutti i crediti di imposta iscritti nei loro bilanci.