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Fondi pensione individuali: arrivano i Pepp

Dal Salone del Risparmio viene confermata una novità che con tutta probabilità sarà disponibile dal 2019. Stiamo parlando dei Pepp, i Pan European personal pension product, ossia fondi pensione individuali europei.

Il progetto, partorito dalla Commissione Europea, mira ad irrobustire il terzo pilastro previdenziale, quello individuale.

 

Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni, ha oggi dichiarato che i Pepp “sono un elemento importante della Capital Markets Union (Cmu, l’unione dei mercati dei capitali, ndr) e saranno la colonna portante di un sistema previdenziale integrato in Europa”. Una vera e propria rivoluzione, insomma, che comunque non avrà prerogativa di obbligatorietà né vuole sostituirsi al primo pilastro previdenziale, ovvero il sistema pensionistico pubblico; possiamo parlare piuttosto di una integrazione.

I Pepp saranno dedicati a tutti, non solo lavoratori (autonomi o dipendenti), ma anche ad atipici, disoccupati e studenti. Il vantaggio è evidente: ponendosi in concorrenza con i fondi pensionistici di banche e assicurazioni, la conseguenza sarà, verosimilmente, un generale abbattimento dei costi. Saranno comunque gli istituti di credito, e tutti gli intermediari finanziari in genere, a distribuire questi prodotti.

Caratteristiche Pepp: portabilità e sgravi fiscali

Qualche punto deve essere ancora definito nei dettagli. Anzitutto quello della portabilità, previsto dalla Commissione ma che di certo necessita di ulteriori specifiche. Del resto sono sempre di più i lavoratori che si spostano all’interno dell’UE, e dunque una tutela del capitale è questione imprescindibile.

Altro punto riguarda la tassazione. Servirà qui la massima collaborazione da parte degli Stati, dal momento che la normativa fiscale che accompagna i Pepp dovrebbe prevedere l’adeguamento agli sgravi normalmente vigenti per gli strumenti finanziari nazionali. Questi fondi, per semplificare, è possibile che godranno degli stessi vantaggi che ci sono per i piani individuali di risparmio, i cosiddetti Pir. In particolare, gli Stati dovranno adeguare i loro diversi regimi: attualmente alcuni prevedono esenzioni fiscali su contributi e rendimenti, altri, e l’Italia è tra questi, su rendimenti e prestazioni.

Insomma, occorrerà armonizzare governance e regimi fiscali, così da confrontare e uniformare le offerte nazionali. E chi sa che questo non possa far luce sulla nera situazione pensionistica italiana. Secondo Bruxelles, infatti, i Pepp consentiranno ai cittadini di avere più scelta e tutela sulla loro futura pensione.