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Monte dei Paschi di Siena ritorna in Borsa

La banca senese potrebbe tornare in Borsa il 23 ottobre. A dicembre 2016 infatti il titolo dell’istituto di credito aveva subìto un delisting, fallendo così il tentativo natalizio di ricapitalizzazione sul mercato.

Qualche settimana di ritardo rispetto al previsto, dato dalle richieste della Consob che ha chiesto integrazioni al prospetto. In particolare sono due i punti su cui la Commissione necessita di maggiori informazioni e delucidazioni. Il primo riguarda il passaggio con cui gli ex investitori in bond subordinati, diventano ora azionisti tramite coatta condivisione degli oneri (la cosiddetta burden sharing. Gli obbligazionisti, in parole povere, con questa procedura siglano la rinuncia al diritto di intraprendere cause legali col Monte dei Paschi di Siena. Il secondo punto riguarda l’offerta di scambio tramite cui i vecchi titoli diventano tout court azioni.

Il dossier è in mano alla Consob, che venerdì 20, al netto di ulteriori intoppi, potrebbe dare il via alla quotazione già per lunedì prossimo.

Non ci sono notizie certe sul prezzo delle azioni, ma si stima un rientro a Piazza Affari con la quotazione di 4,3€; una previsione (del resto molto verosimile) così bassa potrebbe però portare gli ex obbligazionisti subordinati ad una perdita secca. Costoro infatti hanno visto le azioni di burden sharing stabilire un prezzo di 8,65€ per azione, e perderebbero così circa metà del valore.

Perdite anche per il Ministero dell’Economia, e da due fronti. Anzitutto lo Stato sta ancora effettuando i riborsi ai misselling (gli obbligazionisti subordinati defraudati da Mps lo scorso anno), per un ammontare totale che arriva a 1,5 miliardi. In secundis, il Tesoro ha contribuito alla ricapitalizzazione della banca con 3,85 miliardi, azioni sottoscritte al prezzo di 6,46€ a titolo. Sommando questi due fattori, il Ministero guidato da Padoan porterebbe ad una minusvalenza teorica di oltre 2 miliardi di euro.

La banca ha intanto dato avvio alla cartolarizzazione dei crediti in sofferenza, circa 26 miliardi di crediti deteriorati o insolvibili; i non performing loans sono stati ceduti al 21% del loro valore nominale a DoBank e Cerved. Strategia volta ad una crescita ma soprattutto a riacquistare fiducia e credibilità negli investitori.

Gli analisti di Equita suggeriscono comunque ai potenziali trader un approccio prudente e sostanzialmente attendista degli altri operatori.