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Investire in materie prime: le migliori 2018

Nel complesso mondo della finanza esistono alcuni investimenti tradizionalmente ritenuti sicuri e in grado di offrire garanzie certe. Si tratta delle materie prime, non a caso sono definite beni rifugio proprio perché quasi sempre al riparo dalle oscillazioni dei mercati.

Naturalmente i deprezzamenti non possono essere esclusi a priori, come è successo al prezzo del petrolio in calo in questi giorni.

Tuttavia secondo gli analisti di Goldman Sachs, il 2018 sarà l’anno delle commodities. Si prevedono aumenti percentuali di oltre 10 punti, soprattutto nel comparto dei metalli preziosi. I recenti relly di questi asset, ad iniziare dall’oro in salita, uniti ad una domanda crescente, faranno sì che possedere materie prime si riveli l’investimento più proficuo dell’anno.

Un settore che è aiutato anche dalla scarsità dell’offerta. La rarità dei diamanti, dell’oro, e la politica OPEC di tagli all’estrazione petrolifera sono tutti fattori che rendono questi materiali rari, facendo così incrementare il prezzo.

Previsioni metalli preziosi 2018

Riguardo in particolare le previsioni sui metalli preziosi non è però difficile notare contraddizioni tra gli analisti, o quanto meno diversificazioni tra un metallo e l’altro. Ad esempio per il rame si ipotizza una crescita consistente; al contrario l’allumino, di cui ci sarà un aumento dell’offerta, potrebbe dare rendimenti meno interessanti.

Discorso ancora differente per la quotazione dell’oro, le cui sorti sono strettamente legate alle politiche monetarie della FED. Il metallo giallo potrebbe subìre flessioni durante la prima metà del 2018. Si tratta quindi di un investimento sì redditizio ma seguendo una strategia a lungo termine.

Previsioni petrolio 2018

Nonostante il crollo di cui abbiamo accennato, il petrolio rimane tra gli investimenti più interessanti. Gli scenari possibili sono solo due: positivo o neutro.

Ciò significa che il prezzo del petrolio è destinato a salire, ma nella peggiore delle ipotesi non scenderà comunque al di sotto della quotazione attuale di 60$.

Insomma, nonostante le violazioni degli accordi OPEC da parte degli USA, lo scenario mondiale, specialmente quello costituito dai maggiori produttori, richiede prezzi al barile più alti. Paesi come Nigeria, Venezuela, Algeria o Emirati Arabi Uniti potrebbero bilanciare il surplus statunitense applicando ulteriori tagli alla loro estrazione, facilitando l’aumento dei prezzi.