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Previsioni petrolio: prezzo da rivedere

La giornata di oggi è particolarmente centrale per capire l’indirizzo del petrolio. Il Segretario Tillerson ha infatti annunciato di volersi dimettere dall’amministrazione Trump. Ciò potrebbe mettere il segno fine all’accordo con l’Iran, timore che si è immediatamente riversato sui mercati.

Il WTI è infatti oscillato, come era prevedibile, tra il minimo di 60,3$ al massimo di 61,1$. Non una novità per gli investitori nel settore dell’energia e delle materie prima, ma ulteriori pericoli di volatilità vanno segnalati, in relazione sia al disaccordo tra i due big del greggio, Iran e Arabia Saudita, sia alle politiche USA, sia anche all’andamento delle valute.

Nel momento in cui scriviamo sembra comunque che i trader stiano riprendendo coraggio per investire, tanto che il prezzo del greggio è al momento di 61,08$, con una quotazione in timido rialzo dell0 0,59%. Con molta prudenza potremmo dedurre che il combustibile si stia lentamente consolidando, ma attenzione al breakpoint alla soglia dei 60$. Una rottura del livello porterebbe il greggio ulteriormente in ribasso verso quota 58$.

Disaccordo sul target petrolio: cosa succederà

Le previsioni del petrolio per il 2018 sono meno limpide di quanto prospettato alla fine dello scorso anno. Poco più di un mese fa si sono registrati grandi ribassi dell’oro nero, ma se ampliamo lo sguardo ai mesi precedenti notiamo  che avevamo già sottolineato un pericolo sulla volatilità del petrolio.

Il punto cruciale è il disaccordo, per usare un eufemismo, tra l’Iran e l’Arabia Saudita circa il prezzo-obiettivo al barile. Teheran, caduto l’embargo sulla produzione di greggio, ha infatti dichiarato di avere un target corrispondente a 60$ al barile. Da Riad, sua diretta concorrente, arriva invece un’aspettativa fissata a 70$. Una differenza per nulla di poco conto.

In questo calderone aggiungiamo gli attriti religiosi tra gli sciiti dell’Iran e i sunniti dell’Arabia Saudita, nonché le tensioni politiche e militari. Tra le varie concause diventa sempre più complicato fare previsioni su che cosa succederà. Si valuti anche l’altissima estrazione di shale oil degli USA, in barba agli accordi OPEC per i tagli alla produzione.

Il mercato sta rispondendo a tutte queste questioni con un trend ribassista, e saranno dunque più le questioni geopolitiche che quelle strettamente economiche a determinare l’andamento del petrolio.