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Prezzo petrolio: mai così alto dal 2015. Boom di export per gli USA

Dopo le previsioni di quindici giorni fa, iniziano a farsi sentire le conseguenze scaturite dalle indiscrezioni sorte attorno alla possibilità che l’OPEC voglia estendere le modalità degli accordi previsti per l’anno corrente anche a tutto il 2018.

Oggi l’oro nero costa oltre 60$ al barile, con il Wti statunitense che quota il greggio a 53,85$ e il Brent addirittura a 60,55 (mai così tanto da luglio 2015). I guadagni degli investitori stentano comunque a decollare, prevalentemente a causa della perdita di valore della moneta americana che da inizio anno è calata del 7,5%.

Ed esattamente fra un mese (30 novembre) a Vienna, il preannunciato meeting dell’OPEC dovrebbe ridurre la produzione mondiale di circa 1,8 milioni di barili al giorno, prevalentemente a causa di una minore richiesta da parte dei mercati, calcolabile in più di mezzo milione di unità.

Quotazioni petrolio: frena la Russia, gli USA ne approfittano

La minore richiesta riguarda prevalentemente Russia e un’altra dozzina di paesi, fattore che porta con sé una conseguente miglioria delle esportazioni made in USA.

Stando ai dati su base annua gli americani sono arrivati a triplicare il loro export, mantenendo una media di 1,7 milioni di barili al giorno con soglie minime di 1,3 nell’ultimo trimestre (ma con un picco di 1,8 milioni a fine settembre).

Valori che sono destinati a crescere soprattutto grazie alle politiche di apertura al mercato globale volute da Obama durante il suo ultimo mandato alla guida del gigante d’Oltreoceano e che potrebbero toccare, secondo gli analisti, la ragguardevole cifra di 4 milioni di barili al giorno entro i prossimi 5 anni.

L’America deve tuttavia fare i conti con un evidente paradosso interno. Nonostante la forte produzione domestica (circa 9,5 milioni di barili al giorno) e una certa attitudine a saperla esportare (soprattutto in Asia e soprattutto in Cina), nel Paese a stelle e strisce si importano ancora circa 10 mln di barili al giorno.

Un segno inequivocabile del fatto che – dicono gli analisti – sebbene gli USA non pare che avranno problemi di approvvigionamento almeno nel medio e lungo termine, hanno l’obbligo di “lavorare di fino” con le politiche di export. Il risultato di un’errata politica economica in questo settore potrebbe manifestarsi in un’inevitabile impennata dei prezzi alla pompe americane.