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Prezzo petrolio: ribasso o ripresa?

Le quotazioni del petrolio, dopo il boom di export di poche settimane fa che lo aveva portato ai massimi dal 2015, sta vivendo giornate ribassiste. Nel momento in cui si scrive il WTI è stabile sul prezzo di 56,76$ al barile, mentre il Brent a 63,16$.

Causa principale di questa flessione è la pressione provocata dallo shale statunitense: gli USA, in breve, continuano a produrre shale oil, estratto da rocce bituminose prima inservibili e ora preziosissime, grazie a nuove tecnologie. Ora, dal momento che il loro territorio è particolarmente ricco di queste rocce, ciò consente loro di essere autosufficienti e di poter tagliare l’import di petrolio. Conseguenza evidente è lo scremarsi netto della domanda e quindi del prezzo. Un fenomeno identico si era già verificato a giugno, quando i prezzi del petrolio in ribasso avevano già messo in discussione gli accordi OPEC di Vienna sui tagli alle estrazioni.

Preme però sottolineare che l’estrazione di shale oil è molto più costosa delle procedure tradizioni, quindi risulta conveniente se l’oro nero si assesta su un prezzo pari o superiore ai 70$ al barile; nella situazione attuale, ben lontana da questo traguardo, i guadagni non coprono i costi. È possibile quindi ipotizzare che operazioni di estrazione così massicce possano subire un calo fisiologico, con conseguente rialzo del prezzo del petrolio.

 

Quotazioni petrolio: verso gli 80$

Nonostante il prezzo del petrolio abbia perso terreno, qualcosa si muove sul fronte rialzista; lo stesso WTI è in crescita oggi dello 0,02%.

A fine mese inoltre si riuniranno a Vienna i Paesi facenti parte dell’Opec e gli affini (sarà determinante la presenza della Russia), e si discuteranno nuovamente le politiche dei tagli alle estrazioni, che come abbiamo accennato sono essenziale per supportare un trend rialzista dell’oro nero.

Gli analisti sono fiduciosi, e i massimi di cui abbiamo accennato sarebbero solo l’inizio di un trend rialzista: l’agenzia finanziaria Bloomberg ha infatti registrato un aumento esponenziale dei contratti speculativi attraverso cui i trader scommettono su un range di prezzo del greggio europeo tra i 71 e gli 85$.

Cifre ora inimmaginabili, ma è pur vero che l’andamento del greggio ha già raggiunto nel 2017 traguardi che hanno spiazzato anche le più rosee previsioni.