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Prezzo petrolio in ribasso: prevista elevata volatilità

Siamo ben lontani dalle previsioni di Morgan Stanley sul prezzo del petrolio nel secondo semestre del 2018. La giornata di oggi ha infatti registrato forti ribassi sia per il WTI che per il Brent, perdendo entrambi oltre il 2%.

Come spesso accade, le preoccupazioni sul versante economico internazionale hanno il loro peso. Il Presidente degli USA Trump potrebbe infatti autorizzare le vendite dello Strategic Petroleum Reserve. Ancora sul piano di lavoro è la scelta di quanto vendere fattivamente; è chiaro che una vendita di 5 milioni di barili avrebbe un impatto moderato sui mercati, ma se dovesse paventarsi l’ipotesi di Bloomberg sui 30 milioni, il prezzo potrebbe scendere ancora bruscamente.

A rendere ancora più precaria la situazione c’è il surplus di gasolio proveniente dalla Cina. Una concomitanza di over-selling potrebbe essere fatale al greggio. Intanto gli hedge fund stanno  reagendo abbandonando le posizioni speculative long.

Strategie di trading sul Brent: ecco come operare

Alla luce di quanto emerso sino ad ora, si potrebbe optare per l’apertura di posizioni ribassiste, per lo meno sino al raggiungimento dei livelli di supporto. Ricordiamo comunque che il quadro generale a lungo termine per il petrolio è di matrice rialzista, dunque operatività in senso contrario sarebbero da preferire sul breve-medio termine.

Una strategia short verosimilmente efficace potrebbe prevedere un ingresso a 74,35$, con stop loss a 77,20$. L’obiettivo finale sarebbe quello corrispondente ad una défaillance del Brent a 71,50$.

Terminata questa fisiologica fase ribassista, interpretabile come una boccata d’aria durante il lungo percorso di incremento, si potrebbe ripartire con posizioni long. Un ingresso efficace potrebbe essere inserito al livello di 71,28$, con particolare attenzione ad uno stop loss a quota 69,50$. L’obiettivo principale è quello dei 74,50$, ma se il rally dovesse continuare si potrebbe arrivare in area 76$.

A sostenere un aumento dei prezzi, corrispondente ad una più moderata produzione petrolifera, potrebbero essere le sanzioni all’Iran previste da novembre. Il Paese è infatti uno dei principali esportatori dell’oro nero. Gli USA hanno infatti dichiarato che non ci saranno esenzioni ai Paesi, UE inclusa, che continueranno ad importare il petrolio iraniano; pertanto è previsto un calo di esportazioni che si potrebbe tradurre immediatamente in calo di produzione.