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Prezzo Petrolio: gli USA continuano a estrarre greggio e i prezzi scendono

Prezzo Petrolio: gli USA continuano a estrarre greggio e i prezzi scendono
Prezzo Petrolio: gli USA continuano a estrarre greggio e i prezzi scendono

I prezzi del petrolio sono scesi nelle prime ore di oggi in seguito ad una continua espansione delle perforazioni da parte degli Stati Uniti, che hanno contribuito a mantenere elevati gli approvvigionamenti globali malgrado l’iniziativa guidata dall’OPEC di ridurre la produzione per cercare di stringere il mercato e far risalire il prezzo del greggio.

I segni della frenata nella domanda di oro nero hanno indotto l’indebolimento del sentiment, portando i prezzi a livelli comparabili a quando i tagli all’output vennero annunciati alla fine dell’anno scorso.

I futures del Brent sono scesi di 18 centesimi, lo 0,4 per cento, arrivando a 47,19 dollari al barile, mentre quelli del Western Texas Intermediate (WTI) sono scesi di 20 centesimi, lo 0,5 percento, arrivando a 44,54 dollari al barile.

I prezzi di entrambi i parametri sono in calo di circa il 14 per cento da fine maggio, quando i produttori, guidati dall’Organizzazione dei Paesi esportatori del petrolio (OPEC) hanno esteso il loro impegno a ridurre la produzione di 1,8 milioni di barili al giorno per nove mesi fino alla fine del primo trimestre 2018. I commercianti hanno affermato che il fattore principale che spinge i prezzi al ribasso è l’aumento costante della produzione statunitense, che ha minato lo sforzo guidato dall’OPEC.

“Il numero degli impianti petroliferi statunitensi continua a salire ed è aumentando di 6 la scorsa settimana”, ha detto Goldman Sachs. I produttori statunitensi hanno aperto 431 impianti petroliferi dal 27 maggio 2016, e se il numero di impianti continuerà a mantenersi sui livelli attuali, la produzione petrolifera americana aumenterebbe di 770.000 barili al giorno, cosa che potrebbe spingere ancora al ribasso il prezzo del greggio.

Le importazioni asiatiche sono in calo

Le importazioni di petrolio greggio da parte del Giappone sono diminuite del 13,5 per cento nel mese di maggio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre l’India, che è recentemente diventato il secondo importatore di petrolio in Asia, ha acquistato il 4,5% di scorte di petrolio in meno a maggio 2017 rispetto a maggio dell’anno precedente.

In Cina, paese che sta sfidando gli Stati Uniti come il più grande importatore al mondo, la crescita della domanda petrolifera è rallentata per qualche tempo, anche se gli analisti prevedono che aumenterà ulteriormente nei prossimi mesi.