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Quotazioni petrolio in rialzo, superati i 61$

Il prezzo del petrolio continua a salire: dopo il boom del 2017 l’oro nero ha in queste ultime ore superato il costo di 61$ al barile.

Complice di questo rialzo è la questione mediorientale. L’Iran sta infatti vivendo una feroce mobilitazione popolare contro il suo governo; 40 anni di teocrazia hanno fatto piombare il Paese nella crisi economica, con conseguente aumento della disoccupazione e dei fallimenti bancari. Dal momento che Teheran è uno dei più importanti produttori di greggio, nonché membro Opec, non è difficile immaginare quanto questo scenario stia influenzando l’andamento dei titoli petroliferi.

Occorre ricordare, tra le concause, l’accordo siglato proprio dall’Opec lo scorso novembre riguardo i tagli alla produzione per tutto il 2018. E aggiungiamo avvenimenti recenti come l’esplosione dell’oleodotto in Libia che forniva petrolio al centrale impianto di Es Sider; recente è la chiusura di quello del Mare del Nord, il Forties, è fisiologico che in questo periodo di caos ed incertezza gli investitori si rifugino in questo asset. Chiude il cerchio l’indebolimento del dollaro, che tradizionalmente spinge i trader verso le materie prime.

Previsioni petrolio: continuerà la salita?

Secondo Byron Wien, vice presidente di Blackstone, nel corso del 2018 l’oro nero potrebbe raggiungere addirittura gli 80$. Ma bando ai sensazionalismi da anno nuovo, possiamo comunque una prospettiva negativa. Quel che realisticamente ci si può attendere è che l’oro nero si mantenga ai livelli attuali o al più cresca sino ai 64/65$.

La stima della crescita poggia su due colonne. La prima costituita dalla produzione, e quindi dall’offerta, contenuta grazie all’accordo Opec, la seconda è invece la domanda in aumento dell’1,3%. La discrepanza tra i due dati dovrebbe poter far aumentare il prezzo del petrolio di qualche dollaro rispetto ad oggi.

Di contro, l’ipotesi di un 2018 “neutro” si riferisce le mosse USA. Il margine di rischio di un investimento in petrolio è da collocarsi proprio nella terra di Trump, che in barba all’Opec continua incessantemente a produrre greggio, con un notevole incremento rispetto allo scorso anno. Un proseguimento delle attività estrattive a questo ritmo mette a dura prova le strategie di contenimento Opec, aumentando esponenzialmente l’offerta e ribassando, infine, il prezzo al barile.

 

 

 

 

 

 

 

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