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Rally prezzo petrolio: l’OPEC taglia la produzione

Da ieri il prezzo del petrolio è interessato ad una poderosa risalita; al momento della scrittura il WTI è quotato a circa 54$ il barile, mentre il Brent ha superato i 62$.

A determinare il ritorno degli investitori sono stati i maxi tagli alla produzione annunciati dall’OPEC lo scorso gennaio. L’organizzazione ha infatti ottenuto il risultato di -797.000 barili al giorno, attestandosi su una produzione giornaliera di 30,81 barili. Gli Stati interessati alla riduzione sono stati in massima parte l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait.

La notizia ha comprensibilmente fatto salire anche la fiducia degli investitori, che in poche ore hanno fatto sì che le quotazioni guadagnassero oltre il 2%.

Sembrerebbe dunque il momento giusto per tornare ad investire sul petrolio, facendo però attenzione ad alcuni fattori di rischio. Posizioni short potrebbero infatti essere sostenute dalle previsioni sull’economia globale che prospettano un rallentamento; ciò determinerebbe un calo della domanda capace di fare da contraltare ai tagli di cui sopra.

Non si sottovaluti inoltre il rafforzamento del dollaro tanto nei confronti dell’euro quanto dello yen, nonché il ritorno di nuove tensioni tra USA e Cina. Insomma, il quadro è piuttosto complesso e la miglior strategia è quella di usare cautela e prediligere movimenti a breve termine, attendendo riscontri più certi sul lungo periodo.

In tutti i casi si potrebbero aprire posizioni long fin tanto che il prezzo del Brent si mantiene sopra i 63,63$; una rottura della soglia ai 61$ significherebbe un’inversione di tendenza, da sfruttare con posizioni short.

Investire sul petrolio tramite azioni: ecco su chi puntare

Un modo per investire sul petrolio è quello di puntare alle azioni di aziende che hanno a che fare con questa materia prima a vario titolo.

Da tenere d’occhio in particolare sono i titoli di Eni e Saipem, entranti con suggerimento buy da parte degli analisti. In particolare, il cane a sei zampe dovrebbe aumentare i dividendi agli azionisti, anche tramite le operazioni di buy back. Senza considerare che si tratta di un investimento “sicuro” quanto a solidità aziendale; Eni è infatti tra le prime 150 società al mondo per fatturato, e tra le prime 500 per market cap.

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