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Salto al rialzo per il petrolio: cosa sta accadendo?

Il petrolio, e più in generale le materie prime, sono l’asset che più sta facendo penare gli analisti in questo 2018. Grande volatilità soprattutto, tanto che avevamo lasciato l’oro nero in ribasso e lo ritroviamo oggi protagonista di un clamoroso rally.

Al momento della scrittura il Brent si è assestato a 74$ al barile, mentre il WTI a quasi 69$. Numeri che sono l’esito di due settimane in cui il petrolio ha ininterrottamente volato in alto, ma è stato soprattutto negli ultimi giorni che si sono avute le performance migliori.

Si considerino le tensioni commerciali tra USA e Cina che, anche se (forse) sono in via di mitigamento, frenano ulteriori rotture di livelli rialzisti.

Dall’altro lato però c’è la questione Iran. Non manca molto alla messa in atto delle sanzioni previste, e dunque il Paese ha già dovuto rallentare i ritmi dell’export. Lo scenario futuro, a partire da novembre, potrebbe vedere un mercato nella classica situazione di domanda eccedente l’offerta, e ciò ovviamente favorisce il rialzo delle commodity.

Previsioni petrolio: continuerà il trend rialzista?

La complicata situazione geopolitica internazionale fa sì che sia estremamente difficile formulare ipotesi attendibili. Soprattutto perché non sappiamo ancora di quanto le esportazioni dell’Iran diminuiranno.

Un freno moderato, diciamo tra i 500mila e i 700mila barili al giorno potrebbe riportare il prezzo dell’oro nero a livelli accettabili, e addirittura innescare un’inversione di tendenza sul lungo termine.

Ad esempio, secondo Ed Morse, responsabile materie prime di Citigroup, entro due anni il Brent potrebbe crollare a 45$. Più a breve termine, invece, lo stesso Morse parla di un probabile apprezzamento della commodity; il suggerimento per il prossimo trimestre è dunque quello di attuare strategie long. In sostanza, è vero che la domanda non farà altro che aumentare, ma l’analista appare fermamente convinto che l’offerta saprà tenere il passo.

Se però lo stop alla produzione iraniana fosse più brusco e arrivasse a 2 milioni al giorno, il costo non potrebbe far altro che aumentare esponenzialmente. Addirittura alcuni paventano i 100$ al barile.

Anche in questo caso però gli esperti non sembrano eccessivamente preoccupati; a controbilanciare ci sarebbe la guerra commerciale di cui sopra, sempre che non si trovi un compromesso tra le due potenze.