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Azioni Spotify: il debutto a Wall Street

Spotify ha presentato domanda di ammissione a Wall Street, cercando di bypassare la fase IPO. Le Initial Public offering sono infatti operazioni molto dispendiose; si pensi che Snapchat, per la sua IPO, ha sborsato circa 100 milioni di dollari. Si tratta dunque di una vendita diretta delle azioni societarie.

La quotazione è probabile si avii durante l’ultima settimana di marzo, ossia quando la SEC darà il via libera. Conosceremo il prezzo, quindi, non prima del 26 marzo. Da tale vendita il colosso della musica in streaming si aspetta fino a un miliardo di dollari, e la capitalizzazione finale potrebbe arrivare così a 23 miliardi. Numeri che sono, sottolineiamo, solo stime. Saranno infatti gli investitori che introdurranno i prezzi di vendita e di acquisto sulla base delle informazioni fornite da Spotify stesso. Ciò andrà a formare il valore delle transazioni, che potrebbe ricalcare quello delle ultime cessioni di titoli avvenute in forma privata, e sono state comprese tra i 93 e i 120$.

 

Nel dettaglio, Spotify ha depositato alla Sec la cosiddetta documentazione F1, un dossier che raccoglie i dati finanziari di più anni. Se l’operazione avrà successo, il gruppo svedese sbarcherà sul New York Stock Exchange con il titolo SPOT.

Titoli Spotify: conviene comprare?

Spotify è in crescita costante. Nell’ultimo anno gli utenti paganti sono saliti del 44%, mentre nel 2016 l’incremento era stato del 31%. La società conta su 150 milioni di utenti unici e 60 milioni di abbonati, quasi il doppio della sua concorrente Apple Music.

C’è però da dire che le azioni Apple sono in rialzo, come abbiamo visto, e possono contare su una solida storia, mentre su Spotify le incertezze non sono poche. Crescita di ricavi sì, ma anche di perdite.

Lo streaming musicale contempla infatti esborsi mensili del 70% per i diritti d’autore agli artisti: più le canzoni vengono riprodotte più le uscite sono sostanziose. In pratica Spotify più guadagna più spende. Nel 2017, di pari passo con l’incremento degli utili, le perdite operative hanno raggiunto i 461 milioni di dollari, a fronte dei 425 del 2016.

Gli stessi dubbi, insomma, che avevano coinvolto il lancio in borsa di Netflix, le cui azioni però erano sotto i 7 dollari nel 2013 ora ne valgono 231 .