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Borse americane: chi ha vinto e chi ha perso nel 2018

Oggi si chiude il 2018 dei mercati azionari, un anno particolarmente duro per gli investitori, anche perché perfino le aziende che quest’anno hanno stravinto il rally delle borse sembrano aver mollato un po’ le briglie nell’ultimo quarto.

L’indice S&P 500 chiuderà il quadrimestre in ribasso del 6 percento, seguendo quel trend negativo avviato già agli inizi di ottobre, e accelerato nell’ultimo mese a tal punto da aver fatto registrare risultati negativi non dissimili da quelli del 1931.

Andando più nel dettaglio, è evidente che non tutti piangono. Ed è quindi possibile vedere quali sono state le migliori e le peggiori compagni quotate nei mercati americani quest’anno.

Borse Americane: l’annus horribilis di General Electric

Advanced Micro Devices rientra sicuramente nel primo gruppo, avendo fatto registrare un aumento superiore all’85 percento da metà settembre a oggi, con picchi di 34,14 $ per azione. Confermano poi il loro buon 2018 anche Red Hat e TripAdvisor, guadagnando rispettivamente il 28,1 e il 4,9 percento. Nel secondo caso è stata probabilmente fondamentale la notizia fatta trapelare a Ottobre secondo cui IBM fosse in procinto di acquisire Red Hat per una quota di ingresso pari al 60% dell’intera società, pagando 190 $ ad azione.

Anche Chipotle Mexican Grill può festeggiare una serena chiusura del 2018, facendo registrare il miglior risultato dal 2013, mentre non deve tirare una buona aria in casa Coty. Il gigante della cosmesi è infatti a un passo da vivere il momento peggiore della sua storia con perdite che sono arrivate a toccare anche il 67 percento. I ribassi sono stati costanti praticamente durante ogni mese del 2018, e a nulla sembra essere servito il rimpiazzo del presidente e del chief executive, che chiaramente non sono riusciti a far fruttare come previsto le mega acquisizioni (ben 41 brand) da Procter & Gamble del 2016.

Malissimo, infine, General Electric, che chiuderà l’anno con un impietoso -57%. Ma era prevedibile, d’altronde anche per la rinomata multinazionale statunitense questo è stato un anno da dimenticare: prima l’investigazione dei federali nei suoi confronti, poi l’espulsione dall’indice di Dow Jones, infine la nomina a nuovo CEO del quasi sconosciuto Larry Culp. Attualmente le azioni vengono pagate a 6,66 $ l’una, uno dei valori più bassi dai tempi della grande crisi economica del 2008.