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Flash Crash a Wall Street: cosa succede?

Da gioverdì scorso Wall Street è in preda ad un flash crash annunciato, nonostante qualche tentativo di recupero nella giornata di oggi. Quel che è accaduto è una contraddizione che mostra i limiti dei mercati finanziari, spesso lontani dall’economia concreta. Si ponga anche l’attenzione sull’uso massiccio di strutture interne e algoritmi che amplificano i rialzi e i ribassi scollandoli dalle situazioni reali.

Un crollo che si deve, appunto paradossalmente, a due buone notizie. Ci riferiamo agli aumenti degli stipendi negli USA e alle rivendicazioni per l’incremento dei salari in Germania. Non serve essere esperti di finanza per capire che questi eventi sono segni di una ripresa economica. Più reddito sta a più consumi che sta a più produzione.

Ma cosa allora fa impaurire e crollare il mercato? Il classico rovescio della medaglia, ossia la paura che alla crescita delle retribuzioni segua un incremento dell’inflazione. Il passo successivo sarebbe il venir meno delle sovvenzioni bancarie, che negli ultimi 10 anni sono state pari a oltre 15.000 miliardi di dollari.

I rischi della tecnologia

Molti i fattori che negli ultimi anni hanno pompato a dismisura Wall Street, una sorta di doping che, alla prima occasione, mostra la falsità delle performance.

Senza demonizzare l’innovazione tecnologica applicata alla finanza, strumento al contrario sempre utile, va però posto l’accento sull’uso eccessivo dei trader automatici. Semplificando, questi algoritmi monitorano la volatilità di un titolo per un certo periodo di tempo. Se questa è alta vendono, mentre se è bassa comprano. Peccato che è proprio così facendo che si determina la volatilità.

Infatti nei momenti positivi sono proprio gli acquisti a far scendere la volatilità, mentre in quelli negativi sono le vendite che contribuiscono all’aumento delle oscillazioni: il cane che si morde la coda. Una profezia che si auto-avvera perché non tiene in conto di eventuali correlazioni di un titolo con altri asset né il fattore umano.

Non si dimentichi quanto l’economia sia fatta sì da numeri sul tabellone di Wall Street, ma dietro quei numeri ci sono manager e lavoratori, aziende e prodotti, insomma il bilancio. Fattore importantissimo che le nuove strategie tecnologiche non tengono in considerazione, con buona pace della cara vecchia analisi fondamentale.