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Investire in Lyft: conviene? Come comprare le azioni e fare trading

Investire in Lyft: conviene? Come comprare le azioni e fare trading

Lyft, la famosa azienda di trasporti via app made in USA, si è recentemente quotata in borsa. Si è trattata della più grande IPO degli ultimi anni, seconda solo a quella di Alibaba nel 2014.

La società di ride-hailing ha debuttato a fine marzo a Wall Street con una valutazione che ha superato i 24 miliardi di dollari. I titoli hanno iniziato ad essere operativi al prezzo più alto della forbice, ossia 72$. Patroni d’eccezione anche per quanto riguarda il sostegno finanziario; l’IPO è stata infatti guidata da JPMorgan e Credit Suisse.

Quella di Lyft è una situazione atipica rispetto, ad esempio, ad aziende dell’automotive “tradizionali”. Da un lato i ricavi sono altissimi, solo nel 2018 si parla di più di 2,2 miliardi di dollari. D’altro canto però anche le perdite non sono da meno: 911 miliardi di dollari nella stessa annualità. In questo equilibrio si trovano non poche società che si occupano di servizi (o beni) relativamente nuovi. Il pericolo, secondo gli investitori, è che siano sopravvalutate.

La performance a Wall Street riflette il sentiment degli azionisti: dopo un picco di 74,99$, al momento della scrittura il titolo è in ribasso, venduto a poco più di 72$. Nulla di catastrofico, siamo comunque un po’ sopra il target IPO, ma si tratta evidentemente di azioni su cui porre molta attenzione. La volatilità potrebbe provocare rapide oscillazioni di prezzo.

Comprare azioni Lyft o fare trading online?

Alla luce di quanto detto, comprare azioni Lyft presso banche o broker potrebbe rivelarsi una mossa azzardata; significa prendersi anche l’onere di un eventuale fallimento, col rischio di perdere tutto.

Per Lyft, e analoghe società del terzo millennio, la soluzione più opportuna sembra quella di fare trading con i CFD. In primis gli strumenti derivati ben si prestano a sfruttare la volatilità a proprio vantaggio; ad esempio in questo momento si potrebbero aprire posizioni short e guadagnare dal momento di ribasso del titolo.

In seconda istanza, non possedendo le azioni ma contratti che ne seguono l’andamento, si è più protetti dal rischio fallimento dell’emittente. In verità è difficile pensare ad una bancarotta immediata, ma si può condividere l’opinione diffusa per cui l’ “onda” potrebbe assestarsi più in basso rispetto al prezzo del collocamento.