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Italia, bond in dollari in arrivo dopo 8 anni

Dopo oltre otto anni stanno per tornare le obbligazioni in dollari statunitensi. Li avevamo lasciati nel settembre del 2010, quando erano stati emessi nell’ambito del programma Global Bond.

A divulgare la notizia è stata l’agenzia di stampa Reuters, che avrebbe fonti attendibili e vicine al ministero dell’Economia secondo cui “il Tesoro avrebbe avviato formalmente il confronto con le banche d’investimento sullo schema di contratto relativo alla collateralizzazione dei derivati, necessario per garantire gli istituti che comprano i titoli italiani in valuta dai rischi di oscillazione del cambio”.

Se da un lato è vero che, a detta di molti esperti, le obbligazioni italiane in euro avranno un rally al rialzo entro fine anno, dall’altro diversificare le fonti di investimento è una scelta quantomai necessaria. L’Italia è infatti uno dei Paesi con più alto indebitamento pubblico al mondo; e non si sottovaluti che il nuovo Governo appare piuttosto instabile, nel sentimentum degli investitori, nel garantirne una riduzione. Al contrario, il percorso di risanamento iniziato dai predecessori sembra rischiare un’inversione di marcia.

Ritorno dei bond USD: i vantaggi

Come abbiamo accennato, riammettere la distribuzione delle obbligazioni nominate in valuta statunitense significa diversificare le fonti di investimento.

Il nostro debito pubblico ha infatti raggiunto il 132% del PIL, e il ritorno ai bond USD potrebbe costituire un grosso vantaggio nell’appianamento del deficit.

Intanto Giovanni Tria, il ministro dell’Economia, ha voluto rassicurare i mercati circa la stabilità del debito pubblico, che dopo la manovra finanziaria autunnale sarà garantita. L’Italia intende rispettare i vincoli di bilancio con l’UE, riportando il deficit tra l’1,5 e l’1,8% del PIL.

I bond, a questo proposito, dovrebbero agevolare le banche, che avrebbero meno oneri nel detenere posizioni in valuta estera.

Secondo la fonte di Reuters, il Governo si sta preparando ad un’emissione “con cui restare stabilmente nel mercato; non dunque misura di emergenza ma scelta ponderata per allargare l’offerta degli istituti di credito senza aumentarne i costi. Nessuna indiscrezione su date di lancio precise, ma molto probabilmente dovremo attendere il prossimo anno.

Prendendo in prestito le parole del commissario agli affari economici Pierre Moscovici, la speranza è quella che tale mossa possa davvero aiutare a ridurre il debito, perché “se vuoi investire in Italia ci vuole meno debito e più capacità d’investimento”.