Edizione di lunedì 17 Dicembre 2018 | Home - Redazione - Note legali - Disclaimer - Cookie Policy e Privacy Policy - Contatti - Pubblicità su tradinglabs.it

Piani individuali di risparmio: cosa sono e come funzionano

I Piani Individuali di Risparmio (PIR) sono prodotti finanziari dedicati alle persone fisiche. Possono essere proposti da società di gestione del risparmio, ma è facile trovarne anche in ambito assicurativo o del risparmio amministrato.

Ciò che si propongono i PIR è canalizzare i capitali verso le piccole e medie imprese, offrendo al risparmiatore l’esenzione dalla tassazione se mantiene il piano attivo per almeno 5 anni.

Sono ovviamente presenti dei vincoli cui l’investitore deve fare attenzione: ad esempio, ogni PIR non può superare i 30.000 euro, ed ogni persona non può accumularne per oltre 150.000 euro.

Ogni paniere può accogliere al suo interno prodotti di natura differente. Azioni, obbligazioni, fondi di investimento e perfino conti correnti. Le restrizioni riguardano però la proporzione con cui le quote partecipano alla composizione del piano.

Il 70% del totale che si intende investire deve essere infatti destinato a strumenti finanziari emessi da aziende italiane o europee che però abbiano sede nel Bel Paese. Di questa percentuale, il 30% deve essere destinato a società non quotate all’indice FTSE Mib. In pratica, occorre indirizzarlo verso realtà minori, ad esempio quelle presenti nei segmenti MidCap, Star, Standard o sul mercato AIM.

Investire nei piani di risparmio: conviene?

I piani individuali di risparmio sono indicati soprattutto per piccoli risparmiatori. Senza dubbio, se si ha la certezza che, qualunque imprevisto possa capitare, i soldi “vincolati” non verranno toccati per almeno 5 anni, la scelta di un PIR è piuttosto vantaggiosa.

Se però si richiede, oltre al risparmio, anche una quota speculativa, le cose si complicano. Anzitutto il rendimento di un PIR è di difficile lettura; dipende, ovviamente, dall’andamento di ogni singolo elemento che lo compone. Quel che bisogna analizzare le commissioni dovute dalla società cui ci si rivolge. Le spese di ingresso possono andare dall’1 ad oltre il 3%, mentre quelle medie di gestione annuale sono circa dell’1,3%. Attenzione a non bruciare così il vantaggio fiscale!

L’alternativa più proficua, se si hanno le dovute competenze, è quella di comporre da sé il piano di risparmio individuale presso un proprio deposito titoli. In questo caso però bisognerà probabilmente spendere un po’ di tempo, perché sono ancora poche le banche attrezzate per offrire questo servizio.